L’emergenza coronavirus ha colto di sorpresa la società intera, impreparata ed incredula di fronte ad un tale imprevisto.
Anche noi soci di A.C., come tutti , dall’oggi al domani ci siamo visti costretti all’isolamento, noi , che basiamo il nostro percorso formativo sulla gioia dell’incontro, della condivisione, dell’agape fraterna, abbiamo sperimentato la nostra fragilità , la nostra difficoltà a continuare, nonostante tutto , il nostro cammino associativo, senza interromperlo.
Abbiamo subito preso atto della drammatica situazione in cui ci trovavamo , del “ tempo sospeso” che stavamo vivendo e, all’inizio della quaresima, ci siamo trovati immersi in questa nuova dimensione, in questa “ quarantenesima”, con lo stile della rinuncia, del sacrificio, della preghiera, del digiuno ( il più faticoso il “digiuno Eucaristico” !!..), ma scorgendo i segni della presenza del Signore nell’oggi della storia, in questo nostro tempo e leggendovi un preciso disegno di salvezza , non ancora per noi del tutto comprensibile. Abbiamo cercato di cogliere l’ “opportunità” per vivere meglio e più intensamente il tempo forte dell’anno liturgico, per prepararci in modo inusuale, ma forse più autentico e più profondo , alla Pasqua di resurrezione ,senza scoraggiamenti, sostenendoci vicendevolmente da lontano e cercando di mantenere l’identità associativa , distanti, ma uniti.
Avevamo fatto appena in tempo a concludere a livello diocesano il percorso assembleare che ha portato al rinnovamento degli incarichi associativi, ma non abbiamo avuto la possibilità di fare la consueta Assemblea diocesana per presentare a tutti i soci il nuovo gruppo di lavoro eletto democraticamente e le linee programmatiche per il prossimo triennio.
Appena emanate le disposizioni governative e quelle ecclesiali abbiamo provveduto ad annullare quegli incontri unitari che richiedevano spostamenti ed aggregazione , ma abbiamo cercato di mantenere, per quanto possibile gli appuntamenti prefissati in calendario , realizzandoli in modo diverso dal solito, ciascun settore con il proprio stile e con la propria inventiva: i giovani e gli educatori ACr , più creativi e tecnologici, hanno subito avviato attività online, gli adulti ci siamo dati degli appuntamenti fissi a distanza , cogliendo le numerose occasioni offerte dai mezzi di comunicazione sociale, dalla TV e dalla rete associativa nazionale , per raccoglierci simultaneamente in preghiera nelle nostre famiglie, creandoci uno spazio domestico, la nostra cappellina dove era possibile percepire la presenza di Dio fra noi, nella nostra casa , capaci di sentirci comunità e associazione orante . Abbiamo sfruttato ogni mezzo per tenerci in contatto, i giovani ci hanno insegnato l’arte del collegamento virtuale, facendoci da maestri nel campo della tecnologia digitale e così anche gli adultissimi ci siamo imbarcati in questa impresa ed abbiamo sperimentato attraverso la piattaforma la gioia di vederci, di ascoltarci, di parlarci, di sentirci associazione , di continuare a camminare insieme se pur da lontano.
Tutte le associazioni parrocchiali, spontaneamente si sono impegnate in gesti di solidarietà e di vicinanza ai tanti fratelli che si sono trovati in stato di bisogno; in ogni parrocchia si è collaborato con la Caritas per la raccolta e la distribuzione dei beni alimentari, sono state prodotte e confezionate mascherine, da distribuire a chi ne avesse bisogno , sono stati creati gruppi virtuali per scambiarsi riflessioni e preghiere.
Superata la fase acuta del contagio, la fase 1, nella quale abbiamo sperimentato la “mancanza”, l’isolamento, vivendo il desiderio di relazioni, di prossimità, stiamo vivendo ora la fase 2, quella della ripresa, ci stiamo sforzando di immaginare il nostro futuro associativo, di riprogettare insieme un nuovo modo di essere associazione , anche se non sappiamo ancora bene “come”. Passata l’emergenza, siamo convinti che niente sarà come prima, e a dire il vero noi ce lo auguriamo , perché vorrà dire che non avremo sprecato questo tempo e che anche noi saremo cambiati, ci saremo convertiti ad un modo più autentico di vivere la nostra fede, la nostra relazione con Dio , puntando sull’essenziale e tralasciando tutto ciò che è superfluo.

Se alla fase 1 è corrisposta la quaresima, alla fase 2 corrisponde il tempo Pasquale, la consapevolezza che il Signore è risorto e cammina con noi, non ci ha lasciati soli, ma ci da donato il Suo Spirito, il Paraclito, il consolatore, il sostegno. Non può esserci una Quaresima senza Pasqua! Per il momento “ Vogliamo abbracciare questa fase tanto incerta del tempo presente, non con la presunzione di voler governare le contrarietà, ma nella Speranza che Dio può volgere tutto al bene e che nessuno dei nostri sforzi sarà vano se ci lasceremo guidare dall’amore per i fratelli.

Ci avviciniamo ai mesi estivi fuggendo dalla tentazione semplicistica di riempire teste, tempi e spazi di vita; vogliamo invece trovare il modo perché ciascuno possa esprimere il desiderio di vivere l’amore di Dio e tra i fratelli che mai, sotto le acque di questa o di ogni altra tempesta, si potrebbe spegnere. ( da “Al servizio e a fianco di tutti – Orientamenti in vista dell’Estate Associativa “ – Presidenza nazionale di A.C.)
Siamo quindi convinti che , come afferma il nostro presidente nazionale Matteo Truffelli , “la nostra fede può essere educata dal tempo della pandemia. Un tempo che sollecita la fede a divenire ciò che essa è chiamata a essere: uno sguardo non ingenuo eppure tenacemente fiducioso sulla vita, sugli altri, sulla storia che Dio accompagna con la sua presenza.
Ed ancora che “l’impegno che l’Azione cattolica è chiamata a mettere dentro questo tempo non è altro da quello che l’ha guidata lungo tutta la sua storia: la responsabilità di accompagnare i suoi aderenti – e attraverso di essi le comunità – a desiderare instancabilmente una sintesi tra Parola e vita, in una costante lettura dei segni dei tempi e in un atteggiamento di conversione continua. ( Matteo Truffelli “Educare la fede in tempo di pandemia. L’impegno dell’Ac” , in Quaderni di Dialoghi, “ La fede e il contagio nel tempo della pandemia”.)

Questo è quello che ci auguriamo di riuscire a fare anche noi dell’ AC di Locri-Gerace.

Veneranda Musuraca