di seguito la presentazione e la prima tappa di un cammino di discernimento che il settore Adulti di Azione Cattolica e il laboratorio per la formazione proporranno con cadenza quindicinale.

“Situazioni nuove, sia ecclesiali sia sociali, economiche, politiche e culturali, reclamano oggi, con una forza del tutto particolare, l’azione dei fedeli laici. Se il disimpegno è sempre stato inaccettabile, il tempo presente lo rende ancora più colpevole. Non è lecito a nessuno rimanere in ozio”. (Esortazione apostolica post-sinodale Christifideles Laici di San Giovanni Paolo II, 1988).


Quanta attualità in queste parole! Quanta forza e pressante invito a scuoterci nel nostro tempo!
Scuoterci sì, ma come? Occorre fare ordine nei nostri pensieri, discernimento, in modo da comprendere il punto di ripartenza. In queste ore, soprattutto in merito all’inserimento della Calabria fra le zone rosse, alla situazione drammatica in cui versa il nostro Paese, assistiamo ad un rimpallo di responsabilità e all’individuazione di capri espiatori. La condizione in cui versa in modo particolare la Calabria è il prodotto di anni e anni di errori e dell’esercizio di un potere sganciato dalla responsabilità. Chi ha familiarità con il potere non è detto che lo abbia con la responsabilità. Allo stesso modo protagonismo e partecipazione non sono vocaboli perfettamente sovrapponibili.
Da laici maturi e impegnati non possiamo seguire la corrente e non possiamo lasciarci andare al disfattismo.
Tutt’altro. In queste ore drammatiche, dobbiamo provare ad esserci, a dare in nostro apporto come laici maturi. Qui ed ora. Il come è la risposta che la nostra associazione deve prepararsi a dare, alla luce di quanto il Signore chiede e il nostro pastore Mons. Francesco Oliva ci indica nei documenti offerti di recente alla Chiesa di Locri – Gerace.
Diamo pertanto il via, come adulti di ACI, in collaborazione con il Laboratorio della Formazione, ad uno spazio di approfondimento del Magistero Sociale della Chiesa.

L’AC (leggiamo nel testo degli adulti Da corpo a corpo) educa ad una lettura ecclesiale, non strumentale della Parola, che ha sempre presente gli studi degli esegeti e gli insegnamenti che la tradizione e il Magistero ecclesiale hanno indicato e continuamente indicano. Il Magistero del papa e dei vescovi, e in particolare i documenti del Concilio Vaticano II e della Dottrina Sociale, sollecitano una formazione della coscienza aderente al Vangelo interpretato in modo autorevole dalla Chiesa”.
Lo spazio, che verrà aggiornato settimanalmente con contributi sempre diversi, sarà così strutturato: una sezione composta dall’ estratto di un documento del Magistero ecclesiale (in particolar modo Concilio Vaticano II e Dottrina Sociale) e una sezione nella quale verranno inserite una o più provocazioni utili al discernimento personale e di gruppo. Ogni gruppo potrà aggiungere ulteriori provocazioni.


I peccati sociali come concentrazione di molti peccati personali…
“Non è legittima e accettabile un’accezione del peccato sociale, pur molto ricorrente ai nostri giorni in alcuni ambienti, la quale nell’opporre, non senza ambiguità, peccato sociale a peccato personale, più o meno inconsapevolmente conduca a stemperare e quasi a cancellare il personale, per ammettere solo colpe e responsabilità sociali. Secondo tale accezione, che rivela facilmente la sua derivazione da ideologie e sistemi non cristiani – forse accantonati oggi da coloro stessi che ne erano già i sostenitori ufficiali – praticamente ogni peccato sarebbe sociale, nel senso di essere imputabile non tanto alla coscienza morale di una persona, quanto ad una vaga entità e collettività anonima, che potrebbe essere la situazione, il sistema, la società, le strutture, l’istituzione.
Orbene la Chiesa, quando parla di situazioni di peccato o denuncia come peccati sociali certe situazioni o certi comportamenti collettivi di gruppi sociali più o meno vasti, o addirittura di intere nazioni e blocchi di nazioni, sa e proclama che tali casi di peccato sociale sono il frutto, l’accumulazione e la concentrazione di molti peccati personali. Si tratta dei personalissimi peccati di chi genera o favorisce l’iniquità o la sfrutta; di chi,
potendo fare qualcosa per evitare, o eliminare, o almeno limitare certi mali sociali, omette di farlo per pigrizia, per paura e omertà, per mascherata complicità o per indifferenza; di chi cerca rifugio nella presunta impossibilità di cambiare il mondo; e anche di chi pretende estraniarsi dalla fatica e dal sacrificio, accampando speciose ragioni di ordine superiore. Le vere responsabilità, dunque, sono delle persone”.
Un richiamo forte quello che San Giovanni Paolo II fece nel 1984 attraverso l’esortazione apostolica Reconciliatio et Paenitentia. Forte ma necessario. Purtroppo trascurato. È evidente che il bene debba trionfare anzitutto dentro di noi. Tra le righe summenzionate trovano spazio diverse riflessioni e anzitutto emergono numerose domande che possiamo/dobbiamo porre anzitutto a noi stessi e dentro l’associazione.


La nostra proposta per il discernimento (cercando di mettere al centro il tema del servizio cui l’Azione Cattolica richiama negli orientamenti per il cammino 2020-2021): chiamati al servizio del prossimo siamo invitati a decentrarci, a mettere da parte l’io, a volte ingombrante, per fare spazio al noi. Eppure la nostra vita, la nostra quotidianità sono fatte di circostanze e azioni rispetto alle quali dobbiamo e possiamo rispondere in prima persona, esercitando la responsabilità personale. Proviamo a ricordare a noi stessi un episodio, in particolare, in cui il senso di responsabilità ha vinto su una insopportabile inerzia (dagli orientamenti pastorali del nostro vescovo mons. Francesco Oliva, anno 2010-2021).