Carissimi, “auguri strani” per le feste ormai prossime.
Strani così come il Natale di questo 2020.
Auguri strani ma veri che nascono dal contemplare Maria e Giuseppe di Nazareth che adagiano il Bambino Gesù nella mangiatoia, su poca paglia in mezzo agli animali.
Scena a tutti familiare ma “strana” perché molto lontana dai nostri presepi barocchi, ripieni di luci e addobbi scintillanti, se presa nella crudezza della sua drammaticità, impastata di vita reale e non addolcita dalla poesia.
Una scena vera, reale che ci riconduca a ciò che siamo chiamati a rivivere e riscoprire in quest’anno: il calore della famiglia, il valore dell’essenzialità, il necessario come bisogno, l’accettazione della nostra umanità.
Allora nella bellezza del quotidiano vi auguro di divenire come gli Angeli, che vanno incontro ai poveri, ai “pastori” del nostro tempo, ai lontani, ai rassegnati, ai segnati dalla vita, per manifestare il “segno” di un Dio bambino che ci dice che tutto è possibile, che il mondo può cambiare perché Dio-con noi, scommette su di noi.
Auguri veri, allora, che vi spronino al necessario, all’annuncio, all’azione.
Auguri missionari che abbiano il sapore e l’invito di una vera “azione cattolica”.